LA BISSOLA DI ADRIA

LA BISSOLA DI ADRIA

….E anche quest’anno l’Epifania tutte le feste si è portata via…
Ad Adria e zone limitrofe però la Befana non solo l’abbiamo festeggiata…ma anche mangiata!!!
Nonostante le feste siano finite, e le diete, ahimè, ricominciate, oggi sicuramente qualche adriese a colazione o nel pomeriggio sgranocchierà rimasugli della tradizionale Bissòla… Sì perchè a Milano c’è il panettone, a Verona c’è il pandoro, ad Adria c’è la Bissola!
Ma che cos’è la Bissola?
Presto detto. E’ un dolce di pasta frolla tipico di questa città polesana che veniva preparato per tradizione per il giorno della Befana. Adesso le cose sono un po’ cambiate, infatti, vista la crescente richiesta, negli ultimi anni si comincia la preparazione qualche giorno prima.
Maestri della preparazione, naturalmente i pasticceri di Adria, che danno a questo dolce la caratteristica forma della vecchietta che porta i doni o quella dell’asinello, e “truccano” le loro opere con cioccolata liquida e confetti colorati . Già dai primi giorni del nuovo anno si possono vedere le creazioni esposte nelle vetrine pronte da acquistare e mangiare; ogni pasticcere ha una sua speciale ricetta, per esempio più o meno friabile, più o meno spessa ecc.
Consiglio a tutti coloro che non l’ hanno mai assaggiata e passano per Adria nel periodo natalizio di non perdere l’occasione per valutarne la bontà … solo una cosa: se avete la possibilità prenotatela qualche giorno prima perchè da queste parti va davvero a ruba!!

Secondo Paolo Rigoni, responsabile per la provincia di Rovigo di Slow Food e sostenitore del riconoscimento della tradizione polesana “In area veneta dolcetti simili, vecine, beline, fantine… si consumavano un pò ovunque, ma la Bissòla è tale soltanto ad Adria”.
Certamente si tratta di un piatto etnico, segnalato dal nome che indicava, almeno in origine, dolci cerimoniali a forma di biscia, indice sicuro della sua arcaica presenza sulla tavola della festa, come testimoniano alcuni antichi ricettari. Ma perchè proprio la biscia? Animale mitico e magico per eccellenza, simbolo di rigenerazione del tempo come l’araba fenice e il più indigeno cuculo, nel serpente, essere ambiguo che rappresenta il carattere ciclico di morte e rinascita, si incarna uno dei simboli più significativi dell’immaginario universale. Il serpente s’insinua nelle fenditure della terra, discende nel mondo infero e rinasce da se stesso con la mutazione della pelle. Genius loci, custode e protettore di fonti, altari, oracoli, città. Atene, secondo i Greci era custodita dal serpente di Atena, divinità ctonia, legata al mondo degli inferi e perciò, in quanto rappresentazione dei defunti e degli antenati, custode delle tombe, del focolare domestico, della casa.
Presso i Romani, la serpe si manifestava quale immagine del genius familiaris, lo spirito personale del pater familias, principio di fecondità genetica, spesso un tutt’uno con i Lari. Il poeta Ovidio riferisce, nelle Metamorfosi, della diffusa convinzione che le serpi nascessero nelle tombe, originate dalla spina dorsale del defunto. Svetonio, a sua volta, racconta che Azia, la madre di Augusto, concepì nel momento in cui un serpente le si era strusciato addosso mentre dormiva e che, subito dopo, le era apparsa sul corpo una voglia a forma di serpe, rimastale impressa per tutta la vita.
Bracialetti, armillae e bracchialia, pendenti ed anelli serpentiformi ornavano, braccia e caviglie e dita delle donne. Serpi erano dipinte sulle pareti del focolare, serpi crestate erano sacre e simbolo stesso di Cerere, dea del grano, tanto che la figura della serpe si trovava sempre scolpita o stilizzata sugli assi dei carri agricoli delle nostra campagna ed era motivo ornamentale per balconi, inferriate, alari del focolare. Cristianizzata, la si rintraccia frequentemente anche nelle chiese, soprattutto nelle lampade laterali degli altari. Era costume diffuso raccogliere la pelle mutata, trovata nei campi, perché si riteneva avesse molteplici virtù, non ultima quella di far trovare tesori nascosti al suo possessore. Ognuno di noi, era credenza, aveva una serpe protettrice che, senza farsi vedere lo proteggeva.

Secondo Levi-Strauss il cibo è un modo per sconfiggere il tempo. Se così è, la Bissòla, raffigurazione della “vècia” che viene dall’Aldilà, attraverso il camino a portare doni, si prepara proprio nei giorni in cui dall’anno morente si passa quello nuovo, nel periodo del solstizio invernale in cui si deve rifondare il tempo perché la vita possa riprendere il suo ciclo con rinnovato vigore. Per iniziare un nuovo anno, in definitiva, e poter sperare nel futuro ancora per tanti anni.

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